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	<title>Ristoranti italiani</title>
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	<description>Recensioni, fotografie, commenti sui ristoranti italiani</description>
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		<title>La gastronomia di Catanzaro</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Jan 2011 23:11:06 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Calabria]]></category>

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		<description><![CDATA[La gastronomia di Catanzaro, che affonda le sue radici nella tradizione tipicamente mediterranea, &#232; caratterizzata da una predominanza di sapori forti e decisi. Vari e tutti gustosissimi i primi piatti, tra cui spiccano la pasta e ceci con finocchi selvatici, la pasta &#34;dei mietitori&#34;, condita con un sugo a base di cipolle, zucchine e patate, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><script type="text/javascript"><!--
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</script></p><p>La gastronomia di <a href="http://www.zerodelta.net/catanzaro.php">Catanzaro</a>, che affonda le sue radici nella tradizione tipicamente mediterranea, &egrave; caratterizzata da una predominanza di sapori forti e decisi. </p>
<p>Vari e tutti gustosissimi i primi piatti, tra cui spiccano la pasta e ceci con finocchi selvatici, la pasta &quot;dei mietitori&quot;, condita con un sugo a base di cipolle, zucchine e patate, e la pasta con le alici, preparata con alici sotto sale, mollica di pane e, a scelta, peperoncino piccante. Un posto d&#39;onore &egrave; riservato alla carne, molto utilizzata quella di maiale e di manzo, alle verdure, e alle lumache, consumate con un delizioso sughetto di pomodoro aromatizzato con foglie di alloro, origano e peperoncino piccante. </p>
<p>Ma l&#39;autentico piatto forte della gastronomia catanzarese, conosciuto non solo in Italia ma anche all&#39;estero, &egrave; il &quot;<strong>morzeddhu</strong>&quot;, di solito servito caldo nella &quot;pitta&quot;, pane casereccio piuttosto schiacciato e dalla forma circolare, tagliata a libretto. La ricetta, legata alle tradizioni semplice e povere della cucina contadina, ha come ingredienti base le interiora di vitello, i cosiddetti &quot;diuneddhi&quot;, eccetto il cuore, la conserva di peperoni piccanti, sale, origano, alloro, e vino rosso. Da segnalare poi le conserve, come alici o sarde salate, melanzane sott&#39;olio, melanzane in agrodolce o alla &quot;schipece&quot;, tutte rigorosamente preparate secondo antichi metodi. Ottimi i dolci, in modo particolare i &quot;monaceddi&quot;, preparati con uova sode farcite di cacao e fritti, e le &quot;cuzzupe&quot;, ciambelle decorate con uova, tipiche di Pasqua. Rinomati i vini catanzaresi, soprattutto <strong>la Malvasia</strong>.</p>
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		<title>La cucina carrarese</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 23:09:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pieru</dc:creator>
				<category><![CDATA[Toscana]]></category>

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		<description><![CDATA[A Carrara possono essere gustate varie specialit&#224; gastronomiche: la torta &#34;d&#39;erbi&#34; (a base di erbe selvatiche, porri e ceci), la polenta di castagne con ricotta, lo stoccafisso in umido ed il baccal&#224; marinato e fra i dolci la torta di riso. Infine fra i vini segnaliamo il Candia dei Colli Apuani, il Vermentino Bianco ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A <a href="http://www.zerodelta.net/massa_carrara.php">Carrara </a>possono essere gustate varie specialit&agrave; gastronomiche: la torta &quot;d&#39;erbi&quot; (a base di erbe selvatiche, porri e ceci), la polenta di castagne con ricotta, lo stoccafisso in umido ed il baccal&agrave; marinato e fra i dolci la torta di riso. Infine fra i vini segnaliamo il Candia dei Colli Apuani, il Vermentino Bianco ed il Vin Santo. <br />
	Una menzione a parte merita il famosissimo <strong>Lardo di Colonnata</strong>, lavorato come insegna l&#39;antica tradizione con aromi e sapori magistralmente miscelati e stagionato nelle &quot;conche&quot; di marmo per un minimo di sei mesi.</p>
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		<title>I conviti di Paolo II</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 00:10:39 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Lazio]]></category>

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		<description><![CDATA[Con il Rinascimento, il Carnevale Romano raggiunge il massimo fulgore. Fu Paolo II (1464-71) a dare impulso alle feste, offrendo al popolo conviti che i cronisti definiscono &#34;splendidissimi&#34;. Le tavole per l&#39;occasione venivano imbandite sotto padiglioni appositamente costruiti, nei giardini accanto alla basilica di San Marco, sulle quali venivano serviti carni e pesce preparati in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con il Rinascimento, il Carnevale Romano raggiunge il massimo fulgore. Fu Paolo II (1464-71) a dare impulso alle feste, offrendo al popolo conviti che i cronisti definiscono &quot;splendidissimi&quot;. </p>
<p>Le tavole per l&#39;occasione venivano imbandite sotto padiglioni appositamente costruiti, nei giardini accanto alla basilica di San Marco, sulle quali venivano serviti carni e pesce preparati in modo raffinato ed eccellenti vini. Dove non mancavano le &quot;costruzioni&quot; gastronomiche, cucinate e montate solo per far bella mostra. Come la scrofa cotta, rivestita della sua pelle e circondata dai suoi piccoli in atto di allattarli. O un pavone, sempre cotto, rivestito di piumaggi e coloratissima ruota, che dal becco sputava una fiamma.</p>
<p>Nei <a href="http://www.zerodelta.net/roma-ristoranti.php">ristoranti di Roma</a> ancora oggi, nei giorni di festa, si pu&ograve; vivere questa atmosfera di festa in cui si celebra con il cibo e con il piacere del palato una grande festa o un&#39;occasione religiosa.</p>
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		<title>Le origini della cucina sarda</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 23:07:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pieru</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sardegna]]></category>

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		<description><![CDATA[La tradizione culinaria isolana non &#232; di mare, come erroneamente si pensa. Porta infatti i segni delle dominazioni che si sono succedute ma conserva intatta la sua originalit&#224;. Affonda le radici nell&#39;epoca nuragica, ma propone ricette che vanno ancora pi&#249; indietro nel tempo e ci riportano addirittura al paleolitico. La cucina marinara ha invece origini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La tradizione culinaria isolana non &egrave; di mare, come erroneamente si pensa. Porta infatti i segni delle dominazioni che si sono succedute ma conserva intatta la sua originalit&agrave;. Affonda le radici nell&#39;epoca nuragica, ma propone ricette che vanno ancora pi&ugrave; indietro nel tempo e ci riportano addirittura al paleolitico. </p>
<p>La cucina marinara ha invece origini pi&ugrave; recenti. L&#39;hanno portata i pisani, i genovesi e i catalani. Col tempo i sardi hanno imparato a cucinare alici e spigole. Ma i sapori pi&ugrave; antichi sono quelli della terra. Le scoperte archeologiche mettono sempre pi&ugrave; in luce reperti legati alla cucina isolana. Dagli utensili per la lavorazione del formaggio alle arnie di sughero dove venivano servite le carni per conservarne intatto il sapore, presenti ancora in qualche realt&agrave; dell&#39;entroterra. Cucina di terra dunque, con gli arrosti e i bolliti di carne all&#39;uso dei pastori in primo piano. Ecco dunque il porcetto arrosto cotto all&#39;aperto e servito su un vassoio di sughero ricoperto di frasche di mirto per insaporirlo. Interiora e coratelle in umido, agnello e capra bolliti o cotti nel camino.</p>
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		<title>La cucina campana tra battaglie e dominazioni</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Nov 2010 00:07:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pieru</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campania]]></category>

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		<description><![CDATA[La storia della cucina campana &#232; stata condizionata dalle varie dominazioni straniere avvicendatesi nel corso dei secoli, che hanno lasciato significative tracce sulle abitudini alimentari. I primi furono i Greci che colonizzarono le fertili coste dell&#39;Italia Meridionale fondando la Magna Grecia; essi portarono la coltura dell&#39;ulivo e della vite; quest&#39;ultima si propag&#242; tanto da giustificare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La storia della cucina campana &egrave; stata condizionata dalle varie dominazioni straniere avvicendatesi nel corso dei secoli, che hanno lasciato significative tracce sulle abitudini alimentari. </p>
<p>I primi furono i Greci che colonizzarono le fertili coste dell&#39;Italia Meridionale fondando la Magna Grecia; essi portarono la coltura dell&#39;ulivo e della vite; quest&#39;ultima si propag&ograve; tanto da giustificare l&#39;antico nome della nostra regione &quot;Enotria&quot;, da &quot;oin&ograve;s&quot;, vino. Collegato ai riti di Demetra, divinit&agrave; fondamentale della religione greco-romana, &egrave; l&#39;uso del grano in chicchi interi ancora presente nella pastiera. </p>
<p>Successivamente gli Arabi fecero conoscere l&#39;agrodolce e perfezionarono il culto per la neve da trasformare in coloranti e dissetanti &quot;sharba&quot; (sorbetti). Dal passaggio dei Normanni e degli Svevi si &egrave; appresa, poi, l&#39;arte della caccia, le cui prede prelibate costituivano il piatto preferito dai potenti.</p>
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		<title>Su Gattou &#8211; Dolce di mandorle croccanti</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 23:05:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pieru</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sardegna]]></category>

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		<description><![CDATA[Dolce tipico della cucina di Cagliari, il termine &#232; di derivazione francese, viene dalla parola Gateau e significa dolce, torta. Importato nell&#39;isola all&#39;epoca della dominazione sabauda, ha assunto la forma di un dolce croccante di mandorle immerse nello zucchero caramellato, sciolto a fuoco basso. Con questo impasto ci si sbizzarriva a creare forme geometriche romboidali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dolce tipico della cucina di <a href="http://www.cagliarixnoi.it/">Cagliari</a>, il termine &egrave; di derivazione francese, viene dalla parola Gateau e significa dolce, torta. Importato nell&#39;isola all&#39;epoca della dominazione sabauda, ha assunto la forma di un dolce croccante di mandorle immerse nello zucchero caramellato, sciolto a fuoco basso. Con questo impasto ci si sbizzarriva a creare forme geometriche romboidali, triangolari e rettangolari. Ma anche animali, rose, cuori, figure e sculture tratte dalla tradizione popolare. Pochi gli ingredienti: mandorle, zucchero, scorza d&#39;arancia e acqua. A parte si prepara il caramello, con acqua e zucchero cucinati a fuoco lento. Nel frattempo si tagliuzzano le mandorle e la scorza d&#39;arancia a listini sottilissimi e si aggiunge al caramello a fuoco pi&ugrave; alto. Occorre mescolare continuamente per evitare che l&#39;impasto si attacchi. Il preparato va poi versato su un piano inumidito. Le forme da dare al dolce si possono fare a mano. Su Gattou si abbina bene a un Moscato o a una Vernaccia di Oristano.</p>
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		<title>La marinata</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Sep 2010 23:02:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pieru</dc:creator>
				<category><![CDATA[Trentino]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentiamo oggi la ricetta di un piatto tipico della provincia e servito in numerosi ristoranti di Bolzano, probabilmente poco famoso ma molto apprezzato. Far cuocere bene mezza quantit&#224; di aceto di vino rosso, mezza d&#39;acqua, una grossa cipolla guarnita con chiodi di garofano, radice di sedano, radice di pastinaca, carote, prezzemolo, basilico, rosmatino, bacche di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Presentiamo oggi la ricetta di un piatto tipico della provincia e servito in numerosi <a href="http://www.zerodelta.net/bolzano-ristoranti.php">ristoranti di Bolzano</a>, probabilmente poco famoso ma molto apprezzato.</p>
<p>Far cuocere bene mezza quantit&agrave; di aceto di vino rosso, mezza d&#39;acqua, una grossa cipolla guarnita con chiodi di garofano, radice di sedano, radice di pastinaca, carote, prezzemolo, basilico, rosmatino, bacche di ginepro, timo, foglie di alloro, grani di pepe, pimento e porri. Nel frattempo mettere la carne (selvaggina) in un recipiente fondo ma non troppo grande e versarvi sopra la marinata in modo che ogni pezzo di carne sia ben coperto. La marinata calda va usata quando si vuole cucinare la carne il giorno stesso o quello successivo. La marinata fredda va usata quando la carne deve rimanerci per alcuni giorni. Quest&#39;ultima marinata pu&ograve; essere riusata dopo averla fatta nuovamente bollire.</p>
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		<title>I bagni e i ristoranti di Rimini nell&#8217;Ottocento</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 00:03:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pieru</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#39;inaugurazione del primo Stabilimento Bagni a Rimini risale al 1843: in quel periodo per&#242; non esisteva ancora un adeguato servizio di ristorazione per chi si recava a trascorrere una giornata in spiaggia, o meglio, i ristoranti c&#39;erano ma forse non erano all&#39;altezza di chi era solito recarsi ai bagni con cuochi e servitori al seguito. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#39;inaugurazione del primo Stabilimento Bagni a Rimini risale al 1843: in quel periodo per&ograve; non esisteva ancora un adeguato servizio di ristorazione per chi si recava a trascorrere una giornata in spiaggia, o meglio, i ristoranti c&#39;erano ma forse non erano all&#39;altezza di chi era solito recarsi ai bagni con cuochi e servitori al seguito. </p>
<p>A quei tempi le trattorie di Rimini offrivano solitamente men&ugrave; abbondanti, piatti succulenti e saporiti, ma gli ambienti si presentavano semplici e talvolta non troppo pi&ugrave; puliti; gli annunci pubblicitari decantavano &#39;ottima cucina&#39; a &#39;prezzi modici&#39;, ma nessun accenno alla qualit&agrave; dei vini o al servizio. Per questo i ricchi proprietari dei &#39;villini&#39;, frequentatori dei bagni, disdegnavano la pubblica ristorazione, preferendo farsi cucinare i soliti manicaretti dai fidati cuochi che si portavano da casa. </p>
<p>Comunque di <a href="http://www.zerodelta.net/rimini-ristoranti.php">ristoranti </a>o caff&egrave; aggregati al primo Stabilimento Bagni non si hanno notizie fino a una trentina d&#39;anni dopo la sua apertura. Il secondo stabilimento bagni, il Kursaal, riservava invece una grande sala a sinistra dell&#39;atrio per un &#39;grande esercizio ristorante&#39;, funzionante gi&agrave; dal 1872. Il locale offriva una discreta variet&agrave; di piatti a prezzi ragionevolissimi: erano previsti &#39;men&ugrave; turistici&#39; ma anche piatti pi&ugrave; raffinati, come il caviale, per i pi&ugrave; esigenti.</p>
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		<title>I tortellini</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Aug 2010 22:59:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pieru</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>

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		<description><![CDATA[A partire dal XVI secolo i tortellini erano gi&#224; una nota specialit&#224; bolognese. Ma qual &#232; la vera ricetta? Il padre delle moderne ricette dei tortellini &#232; il gastronomo romagnolo Pellegrino Artusi che ne aveva appreso la preparazione da un noto fabbricante bolognese di tortellini, il Brianti. La ricetta tipica, selezionata dalla delegazione bolognese dell&#39;Accademia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A partire dal XVI secolo i tortellini erano gi&agrave; una nota specialit&agrave; bolognese. Ma qual &egrave; la vera ricetta? Il padre delle moderne ricette dei tortellini &egrave; il gastronomo romagnolo Pellegrino Artusi che ne aveva appreso la preparazione da un noto fabbricante bolognese di tortellini, il Brianti. La ricetta tipica, selezionata dalla delegazione bolognese dell&#39;Accademia italiana della cucina e della &#39;Dotta confraternita del tortellino&#39;, &egrave; stata depositata il 7 dicembre del 1974, con atto notarile, presso la <a href="http://www.zerodelta.net/camera_di_commercio/camera-di-commercio-industria-artigianato-e-agricoltura--sede-palazzo-affari_bologna.php">Camera di Commercio di Bologna</a>.</p>
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		<title>Cucina pratese</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 00:01:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pieru</dc:creator>
				<category><![CDATA[Toscana]]></category>

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		<description><![CDATA[La cucina della zona di Prato rispecchia la propria collocazione geografica, divisa tra zona montagnosa, collinare e pianeggiante, in una gustosa variet&#224; di sapori equamente ripartita nelle numerose trattorie e ristoranti del territorio: dagli antipasti alle minestre, dai sughi ai ripieni per arrivare ai dolci. Tra le specialit&#224; tipiche troviamo i crostini dei fegatini di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La cucina della zona di Prato rispecchia la propria collocazione geografica, divisa tra zona montagnosa, collinare e pianeggiante, in una gustosa variet&agrave; di sapori equamente ripartita nelle numerose trattorie e <a href="http://www.zerodelta.net/prato-ristoranti.php">ristoranti del territorio</a>: dagli antipasti alle minestre, dai sughi ai ripieni per arrivare ai dolci. </p>
<p>Tra le <strong>specialit&agrave; tipiche</strong> troviamo i crostini dei fegatini di pollo, la minestra di pane, le pappardelle sul papero, lo stracotto di carne, i sedani ripieni alla pratese e le pesche dolci con crema. In aggiunta a queste possono essere ricordate le mortadelle di Prato, i Cantuccini (biscotti alla mandorla lodati addirittura dallo scrittore Herman Hesse), i fichi secchi di Carmignano, gli zuccherini di Vernio, i dolci di farina di castagne, il miele delle acacie collinari. Infine, il celebre pane di Prato di antica e rinomata tradizione. </p>
<p>Tra i vini si segnala il Pinot nero di Bagnolo delle colline pratesi, il brillante Carmignano, il Ruspo di color rosato, il Barco Reale e il Vinsanto invecchiato in centenari caratelli delle zone del Montalbano. Tutti ovviamente fregiantesi del marchio D.O.C.</p>
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