La tradizione culinaria isolana non è di mare, come erroneamente si pensa. Porta infatti i segni delle dominazioni che si sono succedute ma conserva intatta la sua originalità . Affonda le radici nell’epoca nuragica, ma propone ricette che vanno ancora più indietro nel tempo e ci riportano addirittura al paleolitico.
La cucina marinara ha invece origini più recenti. L’hanno portata i pisani, i genovesi e i catalani. Col tempo i sardi hanno imparato a cucinare alici e spigole. Ma i sapori più antichi sono quelli della terra. Le scoperte archeologiche mettono sempre più in luce reperti legati alla cucina isolana. Dagli utensili per la lavorazione del formaggio alle arnie di sughero dove venivano servite le carni per conservarne intatto il sapore, presenti ancora in qualche realtà dell’entroterra. Cucina di terra dunque, con gli arrosti e i bolliti di carne all’uso dei pastori in primo piano. Ecco dunque il porcetto arrosto cotto all’aperto e servito su un vassoio di sughero ricoperto di frasche di mirto per insaporirlo. Interiora e coratelle in umido, agnello e capra bolliti o cotti nel camino.
